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“Calcolo ritenuta d’acconto, carneade costui!”. Non volevamo buttarla sul Manzoni, ma effettivamente oggi trattiamo un tema assai ricorrente per chi effettua prestazioni occasionali o ha la partita IVA. La ritenuta d’acconto è infatti un meccanismo fiscale che prevede un anticipo sulle tasse, trattenuto dal tuo compenso dal cliente. Questo strumento è fondamentale per il sistema tributario italiano, poiché consente di raccogliere anticipatamente una parte delle imposte dovute. Sebbene sia il cliente a trattenere questa somma, è tua responsabilità calcolare correttamente l’ammontare della ritenuta e riportarlo in fattura.

Ma cosa significa esattamente tutto questo? Se ti trovi confuso o non sai da dove iniziare, sei nel posto giusto, poiché oggi ti spiegheremo nel dettaglio cos’è la ritenuta d’acconto, perché è importante e come calcolarla in modo preciso. Ti guideremo passo dopo passo attraverso i concetti chiave e le operazioni necessarie, fornendoti esempi pratici e consigli utili. In questo modo, sarai in grado di gestire correttamente le tue fatture e assicurarti che tutte le operazioni fiscali siano eseguite senza intoppi.


Che cos’è la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto è una procedura fiscale che rappresenta un anticipo sulle tasse dovute dal fornitore di beni o servizi. In questo sistema, il cliente, in qualità di “sostituto d’imposta”, si assume l’onere di versare parte delle imposte per conto del fornitore. In pratica, il cliente trattiene una percentuale del compenso che deve al fornitore e la versa direttamente allo Stato.

Insomma, comprendere la ritenuta d’acconto è essenziale per tutti i professionisti e i lavoratori autonomi che devono emettere fatture per i propri servizi. Non solo ti permette di essere in regola con le normative fiscali, ma anche di evitare eventuali sanzioni e complicazioni future. Preparati quindi a scoprire tutto ciò che c’è da sapere sulla ritenuta d’acconto, per affrontare con sicurezza e competenza le tue responsabilità fiscali.

Calcolo ritenuta, chi coinvolge?

Questo meccanismo è quindi progettato per facilitare la raccolta delle imposte e garantire che una parte delle tasse venga pagata anticipatamente. La ritenuta d’acconto si applica principalmente nelle transazioni tra soggetti con partita IVA, ossia tra professionisti e aziende. Quando un fornitore emette una fattura, deve includere la ritenuta d’acconto, indicando chiaramente la percentuale trattenuta.

Il ruolo del cliente come sostituto d’imposta è cruciale: egli agisce in sostituzione del fornitore nel pagamento dell’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), versando l’importo trattenuto direttamente all’Agenzia delle Entrate. Questo sistema non solo assicura che le imposte vengano raccolte in modo tempestivo, ma anche che il fornitore non debba preoccuparsi di versare interamente le tasse alla fine dell’anno fiscale, poiché una parte significativa è già stata anticipata attraverso le ritenute.

È naturalmente importante notare che la ritenuta d’acconto non si applica nelle transazioni con privati senza partita IVA. In tali casi, il fornitore non deve inserire la ritenuta nella fattura, poiché i privati non possono agire come sostituti d’imposta.


Calcolo ritenuta d’acconto come funziona?

La ritenuta d’acconto è dunque una percentuale che viene trattenuta direttamente dal pagamento che un cliente effettua a un professionista autonomo o freelance. Questa percentuale varia a seconda dello status del professionista e della presenza o meno di una cassa previdenziale. Per i professionisti residenti in Italia senza cassa previdenziale, la ritenuta è del 20%, mentre per i non residenti è del 30%. 

Per calcolare la ritenuta, si considera l’importo totale ricevuto dal cliente, escludendo l’IVA se presente, moltiplicandola per la percentuale corrispondente. 

Se il professionista ha invece una cassa previdenziale, si calcola la ritenuta solo sul compenso pattuito con il cliente. Inoltre, se il professionista senza cassa previdenziale ha addebitato al cliente un contributo INPS (rivalsa INPS), questo importo va sommato al compenso prima di calcolare la ritenuta.

Ma forse è più facile mostrarvelo con due simulazioni pratiche.


Come si calcola la ritenuta d’acconto esempio

Vuoi un pratico esempio su come si calcola la ritenuta d’acconto? Niente di più semplice! Supponiamo che tu emetta una fattura dal valore di 1000 euro:

Compenso per il lavoro effettuato: 1.000€

Ritenuta d’acconto del 20%: -200€

IVA al 22%: 220€

Totale da pagare: 1.220€

Quindi, l’azienda dovrà pagarti 1.220€ in totale.

E se invece dovessimo considerare la ritenuta d’acconto INPS?

Supponiamo che tu sia un libero professionista senza cassa previdenziale e di avere un compenso lordo di 1000 euro più 100 euro di rivalsa INPS: allora in questo caso l’importo su cui applicare la percentuale sarà di 1100 euro, con una ritenuta d’acconto del 20% di 220 euro. Quindi l’importo netto finale ammonterà a 880 euro.

Quindi, la ritenuta d’acconto da applicare sarebbe di 220 euro, ottenendo un importo netto di 880 euro.

È naturalmente importante sottolineare che non riceverai direttamente i soldi della ritenuta d’acconto. Piuttosto, come detto, il tuo cliente si occuperà di versare questa somma direttamente allo Stato, agendo come sostituto d’imposta. Questo pagamento allo Stato avverrà entro il 16 del mese successivo all’emissione della fattura, utilizzando il modello F24.

Successivamente, quando effettuerai la tua dichiarazione fiscale, dovrai calcolare le tasse da pagare tenendo conto delle ritenute d’acconto versate dai tuoi clienti per tuo conto.

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